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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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PERSIO

Ecco dunque il perche smorto e grinzatoT’ha lo studio! O costumi! E fia che restiNulla il saper, se altrui non ù svelato?

Ma bello è ir tnostro a dito, e uelir: gli è questi.L’andar dettato a lezì'on di centoNobili intonsi per sì poco avresti?

Ecco, tra il ber, di carmi aver talentoI satolli Quiriti} ecco un cotale,

Che involto in giacintin paludamentoTi balbutisce con voce nasaleCerti suoi rancidumi,, e 1’ Issifde,

La Fillidc, o argomento altro feraleRecitando distilla, e per sottileLaringe invia la voce leziosa.

Bravo ! gridan gli eroi} bravo ! gentile !

Or non è veramente avventurosaDi quel vate la cenere ? e su l’ossaPiù lieve il cippo sepolcral non posa?

Non vuoi che l’ombra a quel plauso riscossaSi ringalluzzi, e nascan le violeDal fortunato rogo e dalla fossa?

Fu pallor, seniuinquc ! o inores ! usque adeoneScire tuuin nihil est, itisi te scire hoc sciat alter?

At pulchrum est digito inonstrari. et elider: liic est.Teli’ cirratorum cent uni dictala J'uissePro nihilo pcndas ? Ecce inter poetila qucerunlRomulida: saturi, quid dia poiimata narrcnt.

Uic aliquis, cui circuni huincros hjacinthina leena estRancielulum quidelain beilba de ilare loeutusPhyìlidas. Hypsipylas, valimi et piombile si quidEliquat, et tenero supplantat verba pedalo.

Assensere viri. Nunc non cinis ilio poeteeFelix? nunc levior cippus non imprima ossa?

Laudalit convivee: nunc non c manibus illis,

Rune non e tumulo, Jòrlunalaque favillaJSasccntur dolce?