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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SATIRA PRIMA

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A. No. P. Che dunque? Mi scoppia il riso CuoraDella milza quand’odo: In chiusa stanza.

Noi prosator, noi vati ad or ad oraQualche cosa scriviam d’alta importanza,

Che polmon largo aneli. E tu bianchitoPer nuova toga, e il crin tutto fragranza,

Indi la gemma natalizia al dito,

Quest’alte cose al pubblico cospettoLeggi eccelso, col gozzo ammorbiditoDai gargarizzi, c con svenuto occhietto.

E i gran Titi vedrai girsene in guazzo,

E smodarsi, e applaudir tutti in falsetto,Quando il verso ne’lombi entra, e in gavazzoMette gl’ imi precordj. E alle costoroOrecchie tu dai pasco, o vecchio pazzo ?

All’orecchie di tai, ch’uopo t’ò loro,

Benché sfrontato, gridar: Basta! Oh bella!

Che vai eh’ io faccia del saper tesoro ,

Se il fregolo che il corpo mi rovella,

Se questo caprifico con me nato ,

Non sbuccia dalla rotta coratellaì

A. Nolo.

P. Quidfaciam? sed sum petulanti splene cachinno.Scnbimus inclusi, numeros ilio, hic pedo libcr,

Grande aliquid, quod pulmo anima; preelargus anhclet.Scilicet ha:c populo pexusquc, togaque recenti, i <

Et natalitia tandem cum sardoniche albusSede leges celsa, liquido cum plasmate gulturMobile collueris, pattanti fractus ocello,lite ncque more probo videas, ncque voce scremiIngentes trepidare Titos, cum carmina lunibum 20

Intrant, et tremulo scalpuntur ubi intima versu.

1 un’, vetule, auriculis alienis colligis escas ?

Aunculis, quibus et dicas cute perditus: ohe!

Quo dulicisse, itisi hoc fennenturn, et quee semel inlusInnata est, rupto jeeore, exierit caprificus? 25