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PERSIO
P. Niun qui, dici, a sgravar l’alvo si butti :
E tu due serpi vi dipingi, e al piede:
Pisciate altrove, è sacro il loco, o putti.
Me la batto, e.... Ma che? Libero CedeLucilio la città, frange il sannutoDente in Lupo, ed in Muzio : il pel rivedeTutto al ridente amico suo l’astuto
Fiacco, e per entro al cor ti scherza, espertoNel sospender la gente al naso acuto.
E s’io dato, è delitto? nè coperto,
Nè manco dirla in buca émmi permesso ?
A. No. P. Pur la voglio sotterrar qui certo.
Ho visto, ho visto, o mio libretto, io stesso :
Mula ha d’asin Vorecchie. Un cotal mioRider da nulla, c mormorar sommesso ,
No, con nessuna Iliade per dio
Noi baratto. O chiunque bai nelle veneDell’audace Cratino il brulichio,
E d’Eupoli, e del gran vecchio d’AteneImpallidisci su le carte irate,
Guarda ancor queste, se d’udir t’avviene
P. Ilic, inquis, veto quisquam faxit oletwn.Pinge duos angues: pueri, sacer est locus, extraMejitc. Discedo. Secuit Lucilius urbem,
Te Lupe, te Muti, et genuinwn fregit in illis. u5
Onme vqfer vitiwn ridenti Flaccus amicoTangit, et admissus circum prcecordia Indù,
Callidus excusso populum sospendere naso.
Men’mutire nefas? nec ciani, nec cuni scrobe? A. Nusquam.P. Hic tomai infodiam: vidi, vidi ipsc, libellc: 120
Auriculas asini Mida rex habet. IIoc ego opertumHoc ridere meum tam nil, nulla ubi vendoIliade. Audaci quicumque afflate Cratino,
Iratum Eupolidem prasgrandi cum sene palles,
Aspice et hcec, si forte aliquid ilecoctius audis.
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