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PERSIO
Con le fibre d’agnella non t’espia,
Dunque per questo la balorda barba
Ti dà Giove a strappar? Ma con che prezzo,
Con che t’hai compre degli Dei l’orecchie ?
Con fegatelli e lardi ed intestini?
Ecco l’ava, o la zia religiosaToglie il bambin di culla, ed umettatoL’infame dito di lustrai saliva,
Il labbruzzo e la fronte in pria gli purgaDi fàscini perita arrestatrice.
Indi alquanto lo scuote, e supplicandoOr ne’ campi Licinj, or ne’ palagiDi Crasso invia la magra speme : e luiBramili genero un dì regi e regine,
Lui si rapiscan le donzelle, e tuttoChe il suo piò calcherà, rosa diventi.
Non connnctt’io tai voti alla nutrice 5Nè tu, Giove, esaudirli, ancor che tuttaIn un bianco vestire ella ti preghi.
Triste jaces lucis, evitandumque bidcntal,
Idcirco stolidam prcebet libi veliere barbainJuppiter? A ut quidnain est, qua tu mercede deorumEmcrìs auriculas? Pulmone et lactibus unctis?
Ecce avia; aut metuens divani matertera cunisExcmit puerum, frontemque, atque iuta labellaInfami digito , et lustralibus ante salivisExpiat, urentes oculos inhibere perita.
Tunc manibus quatit, et spe.m mucroni supplice votoNunc Licini in campos, nunc Crassi mittit in cedes.Ilunc optent gcnerum rex et regina: piwllccIlunc rapiant : quicquid calcàverit hic, rosa fiat.
Ast ego nutrici non mando vota; negalo,
Iuppiter, hcec illi, quamvis te albata rogarit.