PERSIO
4fi0
SATIRA III.
Un Pedagogo ed un Giovane.
Sempre così? Già chiaro s’introducePer le finestre il sole, e gli spiragliAngusti allarga la difìratta luce.
Russiam quanto a schiumar l’ambra, che smagli,Di campano Lieo sarebbe assai,
Finché il gnomon la quinta linea tagli.
Cuoce Sirio furente (a che più stai?)
L’arse messi da un pezzo , c tutta è sottoAi lati olmi la greggia. G. Oh che di’ mai?
E fia vero? Ehi di là: qui alcun di botto:Nessun? — La bile allor lampeggia} i piediBatte il monello, nel gridar sì rotto,
Che le bestie ragliar d’Arcadia credi.
Già libro, e carta, c penna, e bicoloreLiscia membrana nella man gli vedi.
SATYRA III.
Ncmpe hcec assidue? Iam claroni mane fenestrasIntrat, et angnstas extendit lumine rimas.
Stcrtimus, indomitum quod despumare falernumSufficiat, quinta dum linea tangitur umbra.
En quid agis? Siccas insana canicula messesIamdudum coquit, et putida pecus omne sub ulmo est.Unus ait comitum. Ecrumne ? itane? ocyus adsitHuc aliquis : nemon’? Turgescit vitrea bilis:
Finditur. Arcadia; pecuaria nulerc credas.
Iam liber, et bicolor positis membrana capillis,lnque manus charter, nodosaque venit arando.