^68 PERSIO, satira terza
Se donzelletta (li leggiadre cigliaMolle sorrise dal balcon vicino,
La diastole, di’, non si scompiglia?
Freddo di duri erbaggi ecco un catino,
E vii focaccia di farina scossaDa setaccio plebeo. Via, signorino:Proviam la bocca. Ohimè! che ti s’infossaNel tenero palato una postema,
Cui non bisogna esasperar con grossaBieta. Dici esser sano} ed or la tema
D’ariste in guisa il pel t’arriccia, or rattoL’occhio dall’ira disfavilla e trema.
Come per face sottoposta a un trattoTi bolle il sangue, e con alzate cresteDici e fai cose, che d’uom propio maltoLe giurcria lo stesso matto Oreste.
sive
Candida vicini subrisit molle puclla,
Cor tibi rite saliti Positiva est algente catinoDurimi olus s et populi cribro decussa farina.Tentcmus fauces. Tenero lalet ulcus in orePutte, quod haiul deceat plebeia radere beta.Alges , cum cxcussit membris timor albus aristasNane face supposita turgescit sanguis, et iraScintillant oculi; dicisquc facisque. quod ipseNon sani esse hominis non sanus juret Orestcs.