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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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PERSIO

E puoi del negro theta il vizio imprimere.

Perchè dunque anzi tempo, e indarno lucidoSol nella buccia , all’ adulato popoloTi fai cagnotto, e il palpi, e tornerebbetiPiù conto assai sorbir le prette Anticirc?

Quale estimi ben sommo? Il sempre vivereCon lauto piatto, e sotto sole assiduoProfumar la cotenna ? Odi rispondereQuella vecchia altrettanto. Or vanne, e spampana:Io son figlio a Dinomaca. Sì ? gonfiati.

Son bello. — Il sii} a patto che non s’abbiaDi te men senno la cenciosa Bauci,

Quando al mozzo sbracato grida : Impiccali.

Gran che! nullo si studia in sè discendere,Nullo: e soltanto a riguardar soffermasiDel precedente tergo la bisaccia.

Dimanderai: Conosci di VcttidioLe tenute ? — Di chi ? — Di quel ricchissimoChe semina in Sabina quanto un nibbioNon girerebbe. — Di lui parli ? — Intcudcsi.

Et potis cs nignun vàio prcefgere theta.

Quia tu igitur, summa nequìcquam pelle decorus,Ante diem blando caudain jactare popelloDesinis, Anticyras melior sorbere nieracas?

Quce tibi summa boni est ? mieta vixisse patellaSemper et assiduo curata cuticula sole?

Expecta: haud aliud respondeat lime anus. I nunc.Dinomaches ego sum. Suffla. Sum candidus. Esto ;Dum ne detcrius sapiat patinucea Baucis,

Cimi bene discincto cantavcrit ocima verace.

Ut nemo in se se tentat descendere, nano!

Sed precedenti spectatur inantica tergo.

Qumsieris: Nostiiv’ Eectidi prcedia? Cujus?

Dives arat Curibus quantuni non milvus oberret.

Il ime ais? Hunc: