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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SATIRA QUARTA

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In ira il tristo ai Numi c al suo mal Genio,

Sai clic fa? Quando attacca nel crocicchioIl vomere, raschiando con cuor trepidoIl vecchio limo al botticello, un gemitoRompe, c in sò dice: I numi me la mandinoBuona. Quindi col sai morde le tunicheD’una cipolla, e posta, con gran plausoDe’suoi famigli, una polenta in tavola,

Sorbe di morto aceto le filaccia.

Ma tu, che trinci altrui, se al sole in ozioL’unta cute sporrai, non visto e prossimoTal v’ avrà, che al compagno dia di gomito,

Acre sputando contra il tuo mal vivere,

Contra te, che il cotale e delle naticheRonchi i boschi segreti, e le già fracide

Fiche squaderni del diretro al pubblico.

Mentre la felpa profumata pettiniDella mascella, perchè poi dall’inguineRaso ti guizza d’ogni pelo il tonchio?

Ancorché cinque palestriti svellanoQuella selvaccia, e con mollette affliggano

clis iratis, genìoque sinistroQui, quandoque jugum pertusa ad compita figit,

Seriolce veterem metuens deradere limum

Ingcmit : Hoc bene sit: tunicatum cimi sale morilcns io

Ceppe , et farrata pueris plaudentibus olla }

Pannosam feeeem morientis sorbet aceti.

At si unctus cessesi et figas in cute solem ,

Est prope te ignotus, cubito qui tangat, et acreDcspuat in mores s penemque arcanaque lumbi 35

Runcantem, populo marcentes panciere vulvas.

Tu cum maxillis balanatum gausape pectas,

Inguinibus quare detonsus gurgu/io extat?

Quinque palestrita; licet hccc piantaria vellant,