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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

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tro, allo scontro di questi vacui, o saltano il fosso prudentemente, o viseppelliscono dentro sè stessi e il lettore, di modo clip, quando n'esci,ti pare d’aver visitato l’oracolo di Trofonio . Ma sparisce ad un trattoquesta caligine, se poniam mente che qui Persio , ad esempio d’ Orazionella Sat. Ili, lib. II, si crea ex abruplo un secondario interlocutore, ilquale si assume la difesa de’ poeti e degli oratori clic Persio ha in animodi malmenare. Con questo adunque, c non più coll’Amico col quale hadato principio alla satira, introduce Persio nuovo dialogo; c quandocon ironia, quando con serietà ne lo sferza solennemente. A fine ancoradi tirarne maggior partito , sei finge un vecchio stolido e caricato, tuttoavido dell’applauso dei patrizj e del popolo. Non dissimulo che siffattomiscuglio d’interlocutori primarj e secondarj senza passaggi ti fa spessorinnegar la pazienza , e rende questa satira la più tenebrosa di tutte.Ma 1’Edipo di questi enigmi è il buon senso, che cammina semplice edritto. Qualche interprete per uscir d’ imbarazzo non suppone altri at-tori in iscena che Persio e il suo Amico. Ma questo ripiego generaspesso contraJdizioni di sentimenti. Di più, le prese e riprese noncorrispondono: e finalmente al v. 44 Persio stesso apertamente ci diceche la persona con cui sin allora ha parlato, è tutta fittizia: Quisquisesyó modo quem ex aduerso dicere foci. Queste e più altre ragioni mi hannoconsigliato a mettere in corsivo o ad interlineare il dialogo che ha luogotra gl’interlocutori secondarj e il poeta, unico filo che possa condursalvo il lettore in questo malagevole labirinto.

V. 25 . capri/icus?

Fico selvatico. Lo vediamo allignare fra le muraglie screpolate c fra’sassi, e romperli, separarli per farsi luogo. Giustissima e vivissima im-magine del cacoete poetico.

V. 29 . dictata .

Non è inverisimile che qui Persio punga di furto la vanità del poetaNerone , i cui versi per adulazione leggevansi nelle scuole dai pedago-ghi. E i versi d’un poeta in trono sono sempre bellissimi, arcibellissimi.

V. 32. hracinthina leena .

Le vesti, nelle quali i magnati splendidi per eleganza e per mollezzasolevano avvolgersi a tavola (dette però tricliniareSy o accubitovice), eranotinte de’ colori più squisiti e più vivi, come di giacinto, di porpora, odi scarlatto.

V. 5o. Quid non inius liabet ? Non hic. . . .

Qui pure i commentatori si sono stillati il cervello in traccia del verosenso, dal verso Quid non intus fino all’ O Jane, a tergo j ed hanno ot-tenebrato questo passo mirabilmente. Una delle precipue fonti dell’ 0 -scurità del nostro poeta procede dall’ommissione, in lui quasi perpetua,delle parole intermedie che incatenano un sentimento coll’altro; e nonsolo delle parole, ma pur delle idee , tacendo egli sempre quelle cheformano conseguenza necessaria e spontanea , nella mente almeno di