ALLA SATIRA I.
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lo Scaligero c il Forcellini la lezione Berecynihius Atin invece della co-mune Berecynthius Atrs , trovo allora in quell’ut» un vezzeggiativo af-fettato che giustamente può meritare la derisione. E tanto più mi per-suado essere questa l’intenzione di Persio , quanto che sappiamo esservistata una insulsa poesia di Nerone intitolata l 'Alino, alla quale è proba-bile che qui si faccia destramente allusione.
V. . dirimebat Nerea .
La gonfiezza di questo modo di dire è assai più sentita e visibile chel’antecedente. Dirimere tequor non avrebbe nulla d’improprio; ma diri-mere Nerea , personificando il mare , allora il translato perde tutto ildecoro, nè lo salva l’esempio di Stazio , Spumea porvecli dirimentes tergaprofundij peccante del medesimo vizio.
V. q5. siibdiiximus Apennino,
Il Monnier s’inganna a partito cacciandosi in testa che qui Persio ab-bia in animo di censurare i versi spondaici , e segnatamente quellod’ Ovidio ,
.nec brachia longo
Margine tcrraruin porrexerat Ampliytrite.
E poeti greci e latini son tutti pieni di questi spondaici, che dannosplendore e forza mirabile alla poesia imitativa. E chi ardirà condannarli,quando ne fa uso si spesso il più castigato, il più aureo artefice di versi,Virgilio ?
Cara Demn soboles, magnum Jovis incremcntum.
Questo solo non è egli d’assai per assolverli tutti quanti e raccomandarli?
Nè più felice parrai il Farnabio , nè chiunque con esso pensa che ilvizio del verso censurato da Persio consista nelle due cadenze consi-mili, longo-A pennino, I’una alla metà, l’altra alla fine; poiché nel citatoverso Virgiliano anche magnum fa cadenza con incremenlum. E se que-sto non persuade, persuaderà il seguente, pure di Virgilio, e sonora-mente rimato,
Cornua velatarum olivcrtimus antennarum.
E chi finalmente più ne desidera, legga in Catullo le Nozze di Teli, edesca d’errore. Il ridicolo adunque del verso in questione sta nella stra-nezza della metafora. E di vero sottrarre una costa al monte Apennino ,personaggio ben diverso da Adamo, parrai translato sovranamente pazzo,e degno soltanto di fantasia energuraena.
V. gg. Torva .
Ogni orecchio sente subito come sian tumidi e affettati di cadenza cuniformi di ritmo i quattro versi seguenti. Tutti gl’interpreti l’uno dopol’altro, come le pecorelle di Dante, gli attribuiscono fermamente a Ne-rone . E certamente fino dal bel principio di questa satira abbialo vedutoche Persio , deliberato di frustare i cattivi de’ tempi suoi, non va a cer-carli tra la vii plebe, siccome Orazio e Despreaux (impresa senza peri-colo, e piena più di viltà che d’onore), ma bensì tra i magnati c i po-