NOTE
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sio. Nella sua epistola a Rustico monaco Ieggcsi inserito di pianta ilpasso che stiamo annotando: Si subito respexerisj aut ciconiarum depre -hendes post te colla curvavi , aut manu auviculas agitavi asinij aut cestitati-tem canis protendi linguam. L’intendeva egli dunque, c non solo inten-devalo, ma il copiava. Si ponga perciò quell’aneddoto accanto all’altroche narrasi a spese del medesimo Santo , ch’egli cioè venisse una voltabastonato dal diavolo , perchè troppo studiava le eleganze ciceroniane ,quando Erasmo c d’ avviso che quella battitura dovesse aver luogo percolpa tutta contraria.
V. 72. fumosa Palilia fieno j
Nelle feste di Pale , che si celebxavano nelle campagne ogni anno ilgiorno 21 di aprile, i pastori accendevano de’ fuochi di fieno o di stop-pie, passando a traverso de’ quali credevano di purificarsi. Vedi nei Fa-sti di Ovidio , lib. 4, le cerimonie di questa festa.
V. 7G. venosus .
Con metafora presa dalle vene turgide e risaltanti nelle persone vec-chie, dice Persio venosa la Briscide di Accio, antico tragico; e con que-sto unico aggiunto molti difetti si esprimono dello stile di quel poeta,la gonfiezza, il torpore e l’aridità. Per non diversa ragione chiama egliverrucosa j noi verso seguente, l’Antiopc di Pacuvio , piena cioè di porric bernoccoli, benché Cicerone ne porti giudizio molto onorevole.
V. 82. Trossulus exsultat .
I Cavalieri romani erano stali detti Trossuli dall’aver preso soli, senzail soccorso de’soldati a piedi, Trossulo , forte dell’Etruria . Ma comune-mente, sottentra qui il Casaubono, Trossulo fu preso a significare chicercava di segnalarsi per l’eleganza del vestire c per Pairettazionc dellemaniere. A ciò corrisponde il nostro zerbino .
V. 89. fracta te in trabe pictum
I naufragati portavano appesa al collo una tavoletta su cui era di-pinta la sofferta loro disgrazia, e in questo arnese cantando accattavanoper le vie: vera immagine di quei poeti c oratori che senza vero dolore,senza stile commosso, pretendono di commovere.
V. 93. Berecynthius Atin a
Tutti d’ accordo i commentatori ci dicono che questa fine di versoviene censurata da Persio come viziosa, e niuno ci avvisa in che questovizio consista. Il Monnier, volendo darne ragione, nota che cette fin devers est ridicule. On y voit un grand mot suivi d’ini petit. Con questaregola di giudizio peccherebbero dello stesso difetto Berecynthia mater,Berecynthia magnum^ clausole Virgiliane; e molto più le seguenti dellostesso poeta: Oceanitides ambccj circumfindimur armisj tempestatibus actusjservantissimus ecquij e cent’altre , tutte con la penultima di due piedi,vale a dire un mezzo piede di più che il Berecynthius. E Persio stessonon ha egli le finali impallescere chartis , purgatissima mittunt? E non netroviamo noi pieni tutti i buoni poeti? Adottando col Casaubono, con