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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

Tuttoché i versi d'Orazio sieno la storia fedele de’suoi costumi, de’suoi pensieri, di tulle le sue morali affezioni; egli è malagevole nondi-meno il definirne il vero carattere; tanta n’ è l’incostanza. Ora ci pre-dica la mediocrità, ora le massime dell’ambizione; ora è avido del con-sorzio de’grandi, ora li sfugge come un contagio, e sospira la solitu-dine. Scttator moderato di tutte le opinioni, qui lo trovi un Zenone , làun Epicuro . Tutta la sua vita è un sistema di voluttà mescolata di ra-gione e follia; tutta la sua morale è condita di schietta onestà c delpiù basso libertinaggio. Per trovar grazia presso il fortunato oppressoredella Repubblica , dipinge sè stesso un segnalato codardo, che nella bat-taglia di Filippi gitta lo scudo; un momento dopo fa il panegirico diCatone . Colmato di favori, egli trova di che lamentarsi in braccio dellafortuna; patisce la malattia della gente felice, per usare le frasi del ci-tato Dusaulx, il disgusto de 5 beni. Per disannojarsi si fa strapazzare dalproprio servo, e gli pone in bocca la satira di sè stesso con tanta gra-zia, che il lettore non che assolverlo d’ogni colpa, gliene sa buon gradoc gli applaude, perchè vi trova il suo conto, il perdono de’suoi difetti.

Persio , assorbito, come dice Dusaulx, nella ricerca del sommo benemorale, c fortemente penetrato de’sentimenti d’una libertà più che ro-mana, si fa scrupolo di alzar un dito senza il consenso della ragione :fW ubi concessit ratio ^ digitimi exerepcccas. Mai un sacrificio alle Gra-zie, mai la bocca composta al riso. Egli il tenta bensì qualche volta, cpare ancor persuaso di riuscirvi; rendendone certi egli stesso di essereun buffone che non può contenersi dal ridere: sum petulanti splene ca-chinno. Ma nessuno gli presta fede, nè il suo temperamento lo consen-tiva. Accade a Persio ciò clic a Demostene , del quale fu osservato chemai tanto si allontanò dal suo ingegno , quanto allorché si adoprò dicomparire giocoso. Le facezie di Persio , qualunque volta ei le tenta,riescono goffe ed insipide: più cerca lo scherzo, più lo scherzo gli sfuggee svaporasi: è un orso col cappello in testa, che balla a suono dipiffero.

Questo difetto, se pur tale vogliani chiamarlo, viene compensato daPersio co’ nervi dello stile, colla vibrazion delle idee, col peso de’ sen-timenti, prerogativa tanto apprezzata dal critico d’Alicarnasso , che chia-mò cadaveriche le orazioni d’Isocrate , perchè tutte eleganza, ma priveaffatto di gagliardia.

Orazio rade volte adempisce nelle sue satire quell’ottimo precetto suo:Denique sitj quod vis^ simplex dumtaxat ei unum. Perciocché qual mate-ria ci prenda a trattare, poco dopo te l’abbandona, c la più parte dellesue satire non e che una bella ed elegante congerie di nudi c scon-nessi insegnamenti morali alla maniera di Tcognide e di Focillide. Per-sio assai altrimenti. Tu noi vedi mai dimenticarsi della sua tesi, nè maidigredirne che per rinforzarla. Conserva costantemente il metodo filo-sofico, c procede di prova in prova, per modo che le sue satire (salvola prima, d’argomento tutto rettorico) sono, ciascuna nel loro genere,un breve trattato di ragionata c pretta morale, scevra di quei miscuglieterogenei clic viziano la semplicità del soggetto. Non mi è nascoso che