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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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ALLA SATIRA V.

molli, anzi clic biasimare, trovano bello in Orazio questo stesso disor-dine filosofico, bello 1’ abbandono del suo primo proposito. Comunquesia, il simplex dumlaxat et unum nelle sue satire non si trova ; e, con-vien confessarlo, le leggi tornano inefficaci quando il primo a violarleè lo'stesso legislatore. Lungi dal venire nella dura sentenza del Casau-bono e dello Scaligero, clic più tocchi dalla forza che dalla grazia del-1’espressione, più ammiratori d’una certa metodica gravità vestita displendido colorito che sensitivi alla venustà dello stile e all’urbanità de’concetti, pospongono Orazio a Persio c a Giovenale , io mi sarò con-tento di porre per massima questa lode di Persio , di aver esso il primonobilitata la satira, vestendola di socratico paludamento, e di aver par-lato della virtù non come cinico ed incoerente aretologo che morde ilvizio per passatempo, ma come gravissimo Sofo che tende seriamenteall’emendazione del vizio, meno sollecito di brillare che d’istruire. Egliha spogliata la satira di quell’odiosa idea che seco porta il suo nome,sollevandola al nobilissimo officio di amica della virtù, e di rigida per-secutricc del vizio solo; laddove Orazio coll’arme acutissima del ridicolomette qualche volta in timore la virtù stessa, e le toglie la confidenzadi se medesima per quei difetti che , inseparabili dalla mortai condi-zione, accompagnano anche i caratteri più generosi. Il ridicolo non ri-sparmia le stesse qualità piu eccellenti; c Socrate , il più virtuoso tragli uomini, diventa oggetto di riso sotto la sferza del buffone Aristofane .Si possono aver delle armi contro l’arroganza, contro la calunnia, contral'insulto, ma nessuna contra il ridicolo. Concludo che al tribunale d’O-razio vcrun difetto è sicuro; e l’umana virtù, che mai non n’è disgiun-ta, sta continuamente in sospetto di sé medesima. Al tribunale di Per-sio non trema che il vizio.

Ciò dunque che cercasi dai sapienti nello scrittore filosofo, indigna-zione col delitto, orgoglio colla fortuna, contumelia coll’ambizione, acri-monia colle turpi passioni, ciò tutto si è adempito da Persio rigorosa-mente; c la sua filosofia a petto dell’oraziana è una vereconda matronaaccanto ad una frizzante ed amabile cortigiana. E queste sono le pre-cipue discrepanze che parmi di ravvisare fra il sistema morale de’ dueSatirici di cui parliamo. Quanto allo stile: castità di lingua, grazia dinarrazione, attico sale, cd una certa inimitabile leggiadria che si dif-fonde perennemente per tutte le membra del suo discorso, sono le virtùeminenti c sentite dello stile oraziano nel didascalico. Persio c grande-mente al di sotto di tutte queste prerogative; ma più acre, più rapido,più unito. Orazio disegna con grandissima accuratezza, e non trascuraun capello. Persio tira il pennello alla maniera del Caravaggio, e ti pre-senta una testa con un tratto di linea. A queste dissimiglianze aggiungij’altra dell’artificio poetico. L’esametro d’Orazio somiglia bene spessopiù al numero della prosa, che a quello d’un linguaggio soggetto a certeregole d’ armonia. Questo troppo sprezzamento di verso a Persio nonpiacque punto; ed egli, benché perpetuo imitatore d’Orazio , preferì ungenere di verseggiale più armonico, più rotondo, c sovente cosi magni-fico, che si accosta alla maestà virgiliana. Ben so che questo per alcuni