a6i*3oo
LIBRO XVI
347
La vide} e, della casa alle superneStanze salito, giacquesi furtivo11 pacifico Iddio colla fanciulla,
E lei fe madre d’un illustre figlio,
D’ Eudoro, egregio nella pugna al pariChe rapido nel corso. E poiché trattoFuor 1’ebbe dal materno alvo Ilitfa,
Curatrice de 1 parti, e 1’ almo ei videRaggio del Sol, la genitrice al prodeAttóride Echecléo passò consorte,
Di largo dono nuz'ial dotata.
Nudrì poscia il fanciullo ed allevolloL’avo Filante con paterna cura,
E di figlio diletto in loco il tenne.
Capitan della terza era il valenteMemalide Pisandro, il più peritoDe’Mirmidóni nel vibrar dell’astaDopo il compagno del Pelide Achille .
La quarta il veglio cavalier Fenice,
E conducea la quinta Alcimedonte,
Di Laerce buon figlio. Or poiché tuttiGli ebbe schierati co’lor duci Achille ,
Gravi ed alte parlò queste parole :
Mirmiddni, di voi nullo mi pongaLe minacce in obblio, che, mentre immotiSu le navi la mia ira vi tenne,
Feste a’Trojarìi, me accusando tutti,
E dicendo : Implacabile Pelide,
Certo di bile ti nudrio la madre :
Crudel ! chè tieni a lor dispetto inertiNelle navi i tuoi prodi. A Ftia deb! almenoRedir ne lascia su le nostre prore,
Da che nel cor ti cadde una tant’ ira.
Questi biasmi in accolta a me soventeMormoraste, 0 guerrieri. Or ecco è giuntoDel gran conflitto, che bramaste, il giorno.
All’armi adunque} e chi cuor forte in pettoSi chiude, a danno de’Trojani il móstri.
Sì dicendo, destò d’ogni guerrieroE la forza e 1’ ardir. Strinser più densa