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ILIADE
v. 3oi-34o
Tosto le schiere l’ordinanza, uditiDel lor sire gli accenti. E in quella guisaChe industre architettor 1’ una su 1’ altraLe pietre ammassa, c insieme le commetteAcconciamente a costruir d’ eccelsoPalagio la muraglia all’ urto invittaDel furente aquilou; non altramenteAddensati venian gli elmi e gli scudi.
Scudo a scudo, elmo ad elmo, e uomo ad uomoS’appoggia ^ e al moto delle teste vediL’ un coll’ altro toccarsi i rilucentiCimieri e l’onda delle chiome equine:
Sì de’ guerricr serrate eran le fde.
Iva il paro d’eroi dinanzi a tutti,
Patroclo e Automedontc, ambo d’ un coreE d’ una brama di dar dentro ei primi.
Con altra cura intanto alla sua tendaAvvìossi il Pelide , ed un forziereAprì di vago lavorio , cui Teti Gli avea riposto nella nave e colmoDi tuniche e di clamidi del ventoRiparatrici, e di vellosi strati.
Quivi una tazza in serbo egli teneaDi pregiato artificio, a cui nuli’ altroLabbro mai non attinse il rubicondoUmor del tralcio, e, fuor che a Giove, ei stessoNon libava con questa ad altro iddio.
Fuor la trasse dell’arca, e con lo zolfoLa purgò primamente} indi alla schiettaCorrente la lavò. Lavossi ei pureLe mani, e il vino rosseggiante attinse.
Ritto poscia nel mezzo al suo recintoLibando, e gli occhi sollevando al cielo,
A Giove, che il vedea, fe questo prego:
Dio che lungi fra’tuoni bai posto il trono,Giove Pelasgo, regnator dell’ altaAgghiacciata Dodona, ove gli austeriSelli che lian l’are a te sacrate in cura,
D’ogni lavacro schivi al fianco lettoFan del nudo terreno , i voti miei