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LETTERE
giubilazione di vostro Zio, ed io doveva già da qualcheordinario avcrvene dato l’avviso. Ma non crediate cheil pericolo sia stato chimerico. Io non tralascerò d’inve-stigare e di parlare e far parlare per voi. Ma torno aripetere che voi siete in errore, se non mi credete unsanto fallito. Io sono in Corte, e sono un Ubaldo, non unZambrino.
A proposito} non ho parole per significarvi la compia-cenza che mi ha fatto provare il paragrafo che mi scri-vete relativamente alla mia Tragedia. Siete uno dei pochiche siasi internato nel mio sentimento, e che m’ abbiagiudicato per il suo verso, l?Aristodemo e il Manfredisono due tragedie che non possono tra loro paragonarsi,perchè sono di genere affatto diverso. L’ab. Pessuti miha fatto leggere ier l’altro il giudizio che egli nc darànelle sue Effemeridi} e quando sarà stampato, vedrete cheambedue vi siete combinati perfettamente nelle opinioni.Non siate però così prodigo di lodi. Non è ancor tempodi darmele, nè io le merito. Procurerò di meritarmele colCajo Gracco , che sto scrivendo, e che sarà una terza Tra-gedia di un terzo genere.
Eccovi una lettera lunga per un uomo che ne ha nonpoche altre da scrivere 5 e nessuna sicuramente col piacereche ho provato nello scrivere la presente, pensando allapersona con cui ho parlato, con uno, cioè, che stimo quantoamo c di cui mi pregio di essere senza complimenti, ctc.
ALLO STESSO *
Amico sempre carissimo. — Perchè non risposi alla pe-nultima vostra, che non dimandava risposta, per questomi dovete credere dimentico di voi ? Il sillogismo non vabene. Quando ho donato una volta la mia amicizia, io nonsoglio riprendermela mai, se gli altri non me la rendono.