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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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A FRANCESCO TORTI*

A. BEVAGKA

Roma, y marzo 1787.

Mio padrone ed amico. — Scrivo in angustia di tempograndissima. Mi lusinga molto il vostro parere sul mioAristodemo. Ma questa Tragedia non merita forse tuttoF elogio che ne fate; onde lo ripeto principalmente dallavostra amicizia, di cui godo avere avuta una prova quandomeno me l’aspettava. Del resto, poco mi sono addoloratoper le critiche che mi sono state fatte. Ho osservato che questecensure non si riducono ad altro, che ad una diversa ma-niera di sentire : e questo non è criterio di critica, nò biso-gna darsene pena. Succede nello spirito quel che nel corpo :non a tutti gli stomachi riescono saporiti i medesimi cibi.Direi dunque : Signori letterati, combinate prima fra divoi le vostre teste, ed allora io avrò F obbligo di piacerea tutti. Aggiungo poi, che gli uomini badano più alle pro-prie sensazioni, che all’ altrui. Molti volumi di critiche nonsono bastati per impedire F ammirazione che si ha deicapi d’opera; e tutto giorno si fa la critica dell’uomo, eDio , che n’è l’autore, non v’ha mai badato, nè mai hacorretta quest’opera. Amatemi, scrivetemi, e credetemisempre e davvero vostro, etc.

ALLO STESSO

16 febbraio 1788.

Mio padrone ed amico singolarissimo. — Lasciamo lostile del complimento, e prendiamo quello dell’amicizia.Io sono il primo a proporvelo , e vi prego di corrispon-dermi.

So io pure che la Consulta ha deposto il pensiero della