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LETTERE
ALLO STESSO
Caro amico. — Io non ho altro sdegno con voi, se non perquesto che una sola volta l’anno mi scrivete. Ho fatto bene anon rispondere alla vostra prima, perchè il mio silenzio me neha fruttato una seconda. Ma non è cosa da ridere che io,di colpevole che sono, mi faccia accusatore? Lasciando leburle, vi prego di scusarmi se non sono stato sollecito nelrispondervi. Un poco di studio, un poco d’ amore, un altropoco d’ occupazione, e moltissimo di poltroneria mi hannoper cinque o sei volte tolta di mano la penna, e il buondesiderio dall’animo. Non m’interrogate sull’articolo dellapoesia. Io ho cominciate e abbruciate, e tutto giorno co-mincio e abbrucio tante cose, e di tante m’invoglio c poini’ annoio, che non so più cosa dirvi, nè che mandarvi, nèche promettervi. Io credo che, se non vi risolvete di venirea strapazzarmi in persona, nulla per ora otterrete contutte le vosire dolci e melate preghiere. Datemi questaconsolazione , e conducete con voi 1’ ombra di Properzio ,che saluterete da parte mia, se mai l’incontrate qualchesera vagabonda fra codeste boscaglie quando il sole tra-monta. Vi abbraccio e sono di cuore, etc.
ALLO STESSO
Caro amico.—Voi pagherete assai cara la vostra curiosità.Eccovi un piego che rovinerà la vostra economia. Sono iprimi due canti sopra Bassville , intorno ai quali sono tentatodi creder vero il vostro giudizio. Ma voglio tuttavia tener inbriglia 1’ amor proprio, che, a dirla in confidenza, resiste atutte le lodi, fuorché alle vostre. Crcdiatclo. c crediate