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LETTERE
ALLO STESSO
(*) Caro amico. — Eccoti i primi due fogli delle note.Dammi conto del tuo lavoro, c voglimi bene. Addio. Eie.
PS. Credo indispensabile, per iscrivere cose degne deltuo ingegno, che tu legga posatamente la Ragione poeticadel Gravina e gli Spettatori dell’Addison sul Paradisoperduto. Ivi potrai bevere il fiore della vera critica, piùche in Orazio medesimo.
ALLO STESSO
Caro amico, eccovi il terzo foglio delle note. I primive li ho mandati fino dalla settimana passata. In fine diquesto vedrete come pettino il petulante ab. Bettinelli, enon è che un preludio. Nelle note del terzo poi petti-neremo l’ab. Tamburini che in una nota all’ edizionedi Pavia m’incolpa di calunnia rapporto ai Giansenisti.L’edizione di Milano , che è sotto la protezione di quellaCorte, e 1’altra di Piemonte, con quelle dello Stato nostro,finora arrivano al numero di sette. Vedi, amico, se gli animisono esaltati, e se bisogna sforzarsi per corrispondere al-l’aspettazione. Son sicuro che le tue riflessioni farannoonore a te, e al tuo amico che le aspetta con impazien-za. Addio. Etc.
(*) Queste poche linee mancano della data; ma ben vedesi che ser-vivano ad accompagnare la stampa delle noie promessa nella letteraantecedente, e che però vanno qui collocate. Giovi poi l’avvertire, tantoper rispetto alla detta lettera antecedente, quanto per le altre in seguito,nelle quali l’autore non ha segnato l’anno, ch’esse debbono tutte rife-rirsi al 1793. (L’Editore.)