LETTERE
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ALLO STESSO
18 settembre.
Mio caro amico. — Poche parole. Eccovi il quarto fogliodelle note e le mie scuse per le piccole mutazioni fatte nelvostro paragrafo. L’aggiunta di quel mio su questo puntoera necessaria per non caricar troppo la lode mettendoassoluti i vantaggi che voi mi supponete sopra Dante .Vi basti ch’io gli abbia limitati ad un punto solo. L’altredue di anima di Bassviile, spirito di Bassvillc non vidispiacciano, pei'chè va bene, se non va meglio.
I miei amici e i vostri ammiratori sono impazienti delleseconde vostre osservazioni, e il mio padrone innanzi atutti. Egli vi ama e vi stima, e ne vedrete gli effetti sesi darà ( come dovrebbe darsi ) 1’ occasione. Io certamentenon sarò contento finché non v’ abbraccerò in Roma nonper sei mesi, come Proserpiua colla madre, ma per tutto1’ anno. Addio. Etc.
ALLO STESSO
ai settembre 1798.
Mio caro amico. — Non posso saziarmi di leggere e ri-leggere il primo articolo delle vostre Aristoteliche osser-vazioni. Sto quasi sul punto di progettarvi il cambio dellenostre fatiche, pigliandomi io la gloria delle Osservazionie voi quella della Cantica. Non vi adulo : non si può scri-vere nè con più forza, nè con più precisione, nè con piùsenno. Quanti l’han letto (e son molti, perchè vi so dire,che qui v’ha molti che vi stimano), tanti ne sono rimastiincantati. Perlochè sollecitate il vostro lavoro, che, essendoin compagnia, voleremo amendue più allegri e più sicurinella carriera della gloria.