LETTERE
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ALLO STESSO
5 ottobre.
Mio caro Torti.— Voi mi fate morire di desiderio; nèson solo , ma molti, che soffriamo la stessa morte. Siatedunque pietoso con tanti che sospirano il proseguimentodelle vostre osservazioni e che fanno soffrir tutta a me lapena della vostra tardanza. Eccovi intanto il quinto fogliodelle note, ove troverete rotto il segreto circa il mio nome.
Non perdo di vista il vostro desiderio di riveder Roma e di starci. Ma sollecitate il vostro lavoro, che sarà il vostroprimo avvocato dopo la mia amicizia. Addio. Etc.
ALLO STESSO
(*) Caro amico. — Davvero comincio a stancarmi dellavostra crudeltà. Sia questa 1’ ultima preghiera che vi fodi mandarmi il l’esto che avete pronto delle vostre rifles-sioni , per cagion delle quali ricevo tanti fastidi da Mila no , ove sono aspettate, per tacere degli amici romani.
Eccovi le poche parole che, a mio parere, potrebberomutarsi. — gonfia vernice Quel gonfia caratterizza beneil frugonismo, ma non panni che si sposi bene con ver-nice. — Le grandi parole a pensieri sterili. Io leverei l’ar-ticolo /e, e lascerei in senso indeterminato, perchè corrispon-da bene a pensieri. — Generarsi dei frutti. Non sarebbe modetto più propriamente prodursi? — Ci si fa comparire ,non so perchè mi dispiaccia, ma mi dispiace. — Abbiglia-mento forzato, anche quel forzato si potrebbe migliorare.—
(*) Manca la data; ma questo è fuor di dubbio il luogo che dee te-nere la lettera presente. ( L’Editore .)
Mosti. Epistolario. 6