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LETTERE
spirito. Ma il vostro capo d’opera ha un difetto universale,e questo è la troppa lode che date all’ imitatore di Dante .In verità mi sento impotente a sostener questo peso, e viprego di mitigarlo. A saziar il mio amor proprio mi bastaquell’Eliseo avviluppato nel mantello del suo maestro, mantelloche non darei per tutte le porpore dell’ universo. Sonoimpaziente di aver nelle mani il compimento dell’operaper cominciarne la stampa che si aspetta con ismaniastraordinaria. Fra i nuovi amici che vi ha fatti questavostra fatica e che voi non- conoscete , contate principal-mente il mio padrone, che spesso e con piacere mi parladi voi, e che appunto quest’ oggi a tavola mi ripetevaqueste parole : Bisogna assolutamente pensare a far delbene a questo beW ingegno: ditemi che si potrebbe fare.Quel che il mio padrone ha detto a me solo, dico a voi.Quanto sarei lieto se potessi avervi vicino ! Quanto gio-vamento ne verrebbe ad ambedue dalla comunicazionedelle nostre idee !
Ho corretto il passo da voi notato nella vostra secondalettera, e nel resto non si muterà sillaba senza il vostroconsenso. Addio. Etc.
ALLO STESSO
i 3 novembre 1793.
Caro amico. — Cerco parole per dirvi l’impressione chem’han fatto il quarto e quinto vostro articolo, e non le trovo.L’ultimo mi sembra superiore a quanto di sensato e di pro-fondo è mai stato sciatto in questo genere } ma bisogna chela vostra amicizia m’ ascolti con pazienza un momento.Voi esaltate tanto la mia Cantica , che ne fate una veraapoteosi. Questa idolatria va a concitarmi contro l’invidiac la malignità di tutta quanta la letteratura, la quale noncomporterà mai (e a ragione) che il cantore di Beatricesia posposto a quello di Bassvillc. Per lo che io vi prego