LETTERE
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ALLO STESSO
Mio carissimo amico. — Brunacci, all’occasione di essersirecato a Milano negli ultimi scorsi giorni di carnevale,veramente ha unito presso Rossi le sue premure alle mieper Avanzini. Oriani farà lo stesso; onde io tengo ornaiper sicuro il buon esito di quest’ affare.
Avete veduta nel Giornale dell’ Ape la critica del Puc-cini sulla mia interpretazione Catulliana? M' fa pietà. Pren-dere a confutare un’ opinione fondata sopra uno storicoindestruttibile monumento, e non farne nè pur parola, ecolle tenebre della favola pretenderli di annientare la lucedella storia? S’ è mai udita una sì pazza maniera di ragio-nare ? E Biamonti far eco a queste stoltezze? Ma ambe-due stanno freschi davvero. Aspetto la lettera, che miviene annunciata , di un certo sig. Zannoni consenzienteal Puccini, e in poche parole, ma urbane , mi scioglieròda questi nodi di ragno. Forse anche mi determinerò apubblicare su questa controversia i giudizii di Cesarotti ,di Solari, di Verri, di Bettinelli, e di altri dottissimi, in-teramente conformi al vostro parere. In questo caso desi-dero che mi permettiate di nominarvi. Spero che non vidorrà di trovarvi in tal compagnia, la quale aneli’ essaandrà superba del vostro nome.
Ma a proposito di censure, è egli vero che il critico
G. sia copista dell’Istituto? In questo caso ignorava
egli che Rossi è vostro amico, e che un uomo apparte-nente all’Ufficio dell’Istituto dev’essere più educato e piùcauto nel vilipendere, onde 1’ audacia delle sue critichenon percuota il decoro del rispettabile Corpo a cui serve?Mi rendo certo che l’avrete ammonito per il suo meglio ,e desidero ch’egli si affidi per l’avvenire un po’meno allagenerosità degli offesi.