LETTERE
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ALLO STESSO
Da mia moglie avrai udito lo stato compassionevole, incui ho trovato la povera mia Costanza. La mia comparsaha prodotto sul cuore di questa misera una felice rivolu-zione ^ è stato un raggio di sole sopra un fiore abbattutodalla tempesta. Ma il suo spirito tratto tratto è ancorasmarrito, il sonno rifugge da’suoi occhi ad or ad ora pienidi lagrime: la convulsione dello stomaco ò mitigata, manon cessata : quella di un forte singhiozzo la travaglia tut-tavia miseramente a due riprese il giorno, e talvolta tre.Debbo lodarmi molto degli uffici pietosi della sua suocera,vero angelo di bontà, e della cognata. Ma veggo che, apreservare da pericolose conseguenze questa infelice, èforza l’allontanarla da luoghi di rimembranze troppo fu-neste: ed io non porrei ritardo a partire, se i nuovi rego-lamenti della Polizia Pontificia non vietassero a chicches-sia l’uscir dallo Stato senza passaporto firmato dall’Amba-sciadore Austriaco in Roma . Tosto ch’io lo riabbia mimetterò in cammino, e a piccole giornate condurrò questocaro oggetto della mia compassione in braccio alla madre.E quando sarà nota in Milano , come è notissima nella pro-vincia, la virtù di che ella, negli ultimi momenti di suomarito, è stata capace, qualcuno, spero, dirà che la suaanima esce dal gregge delle comuni. E tu perdona ad unpadre queste parole, se mai ti paressero troppo vanagloriose.
Ho scritto e fatto scrivere a Roma, a Napoli , e altroveper l’acquisto di tutte le lettere di Giulio, che si potrannoricuperare. Ciò farai sapere all’ottimo Trivulzio, al quale,unitamente alla bell’ anima antica degl’infelici amica , por-gerai i miei ossequi e saluti. Ti prego de’ medesimi officiialla Contessa Nava^ e non obbliare ch’io sto in continuaaspettazione della bella canzone di Bellotti.
Cura la tua salute, ed ama, etc.