LETTERE
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ALLO STESSO *
Caro Foscolo. — Volevo tacerti una nuova che non(leve piacere nè a te, nè a’tuoi amici, ma gli è meglioche tu la sappia da me. La cattedra d’ Eloquenza forense,senza veruna colpa dell’Istruzione Pubblica, anzi contra ilsuo voto, è stata conferita ad Anelli . Desidero e spero checiò non debba alterarti in quanto all’ importanza del po-sto, che pel tuo ingegno sarebbe stato una specie di se-poltura 5 ma deve farti aprir gli occhi sull’ avvenire.il tuomassimo studio deve essere il conservarti la grazia delPrincipe. Aggiungi dunque alla tua Prolusione ( te ne scon-giuro) due parole, un cenno, che apertamente tocchi lelodi dell’ Imperatore e del Principe. Questa è una costu-manza dalla quale non puoi prescindere senza dar campoa odiose illazioni. Fa a modo di chi ti ama davvero, esta sano. Il tuo, etc.
AL CAV. GREGORIO CO METTI *
A GENOVA
Milano, 19 gennaio 1807.
Mio caro amico. — Oh le belle e buone raguste ! Le horicevute di buon’ora questa stessa mattina. La Teresina invederle ha fatto un salto d’allegrezza, e senza perdertempo ha fatto portar l’occorrente per mettervi il dente,e la prima, che è venuta alle mani, ha servito di sapori-tissima colazione. Ma il dono da chi mi viene ? Non veggoancor lettera che mel dica, e la soprascritta al canestro ècarattere d’Antonietta. Chiunque sia il benefattore, ricevale nostre benedizioni.