LETTERE
20Ì
versi 1’ ho avuta presente sempx'e al pensiero, e che ildesiderio principalmente di far cosa, che giustifichi al pub-blico la sua amicizia per me, ha servito moltissimo adanimarmi.
Leggetela anche al nostro Azuni, e ditegli clic mi faràcosa grata se vorrà annunziarla subito nel suo foglio, ondeprevenire le cabale dei tristi. Salutate gli amici, e statesano.
ALLO STESSO
Mio caro amico. — La tua lettera e quella della nostraAntonietta mi hanno fatto un grande piacere. Sono statidue grandi spruzzi di rugiada sopra un’ erba già mori-bonda. Quanto ho sofferto! Eccoti in breve la storia de’mieiincomodi di salute non mortali, ma estremamente penosi.
Mi recai a Napoli in settembre per solo desiderio divedere questo veramente giardino d’Italia , ma coll’ inten-zione di non fermarmivi che quindici giorni. Appena giunto,il Re mi accolse con una bontà che non so esprimere. Siaspettava l’Imperatore, e si voleva preparare per la suavenuta un grande spettacolo teatrale. Fui dunque pregatodi scrivere per questo effetto. La gratitudine e il trasportoda me concepito per questo Sovrano mi fecero accettarel’impegno } e per lavorare col minor disturbo possibile man-dai Teresina a Roma, e restai solo a Napoli .
Misi dunque con letizia di cuore la mano all’ opera.Ma, appena dato principio, eccomi sorpreso da un gruppodi mali, che mi gettarono in una grande apprensione. Siache coll’andare frequentemente a pranzo dal Re a Capo-di-Monte , e passeggiare in ora assai tarda per quei bo-schetti assai umidi, io avessi contratto delle affezioni mor-bose, sia che l’aria di Napoli estremamente attiva e sulfureanon si confaccia col mio temperamento, fatto è che, senza