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LETTERE
A MILANO
Frascati, 6 agosto 1807.
Distratto da un moto perpetuo per queste grandiose efresche Ville Romane, ove ognuno che può cerca di rifu-giarsi per evitare su queste belle colline gl’ intollerabilicaldi che incendiano le città, ho differito di qualche or-dinario il rispondere alla tua carissima.
Ti ringrazio , mio buon amico , della premura che tiprendi per vendicarmi. Ma io non ti posso somministraremezzo per farlo , perchè mi è stato superiormente vietatodi avvilirmi a qualunque altra risposta. I versi, di citi miscrivi, son miei, ma viziati e malignamente alterati pernuocere alla mia riputazione. Allorché Alfieri fu espulso daRoma (e longa est historia ), questo fiero ingegno scrissecontra il Papa, contra i Cardinali, contra la Nobiltà e tuttoil popolo Romano un atroce e sanguinoso Sonetto. Io mitrovava nella Corte Romana , e si volle che io gli rispon-dessi, e lo feci col laccio al collo, e per le medesime rime.Ma, nè il rovescia il maledetto, nè quasi tutto il resto dellaterzina sono parole mie:, e anche la prima quartina è al-terata. Che farci? Tacere e soffrire. Questa è la dura con-dizione del galantuomo quando è in lotta col birbo. Ve~niet dies ultionis ; ma per ora mi è forza mordere il freno,e lasciarmi battere come generoso cavallo sotto la frustadel mozzo.
Salutami Gioja, e pregalo di mandarmi una copia delsuo libretto sopra il Divorzio , raccomandandolo a Borghiper la spedizione.
Fino a tutto ieri ho avuto sotto gli occhi tutto il volu-minoso processo del Galeotto. Oh le belle memorie !... Hoanche acquistato P autentico commentario della sua vitaprima e dopo la sua condanna ad triremes, e gli illustri