LETTERE
ALLO STESSO
Il io agosto 1819.
Un maledetto tumore di quelli che si chiamali furunculi,natomi sotto l’ascella destra, mi ha tenuto e mi tiene daparecchi giorni talmente incordati i muscoli della mano,che mi toglie quasi l’uso dello scrivere, e mi conduce allospasimo con ogni minima irritazione. Nulladimeno ti vo-glio brevemente ringraziare della carissima tua del 27, edirti che il quarto volume della Proposta già incamminato,sarebbe già in porto, se un superiore comando non mi avessebalzato in Parnaso per celebrare l’indarno sperato arrivodi S. M. I. R. in Milano . Non temere adunque che l’impresaresti mozza, ed abbi per sicuro che ne usciremo vittoriosi.Che anzi ho riscontri più che certi che in Toscana stessai più sensati sono tutti per noi. Ma di ciò più a lungocolla viva voce, se, come mi fai sperare, verrai in Milano ;il che ardentemente desidero: e allora con Lancetti la di-scorreremo del modo di ridurre al silenzio le arroganze delmilitar piacentino.
Impedito, come t’ho detto, di scrivere, ti prego di far lemie scuse col signor Marchisio, e di dirgli per tutta rispo-sta che il giudizio scrittogli per conto mio dal Pellico nonè stato fedele. Giordani ti saluta, e Mustoxidi che è quie ci darà grandi ajuti.
Ti aspetto a braccia aperte, e sono senza fine e di cuo-re , etc.