LETTERE
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ne fa stima, e in più e più luoghi io non cesso di renderpubblica e solennissima la mia riverenza. Ma gli abbaglidel Frullone sono troppo grossi, e come supremo idolode’pedanti non merita compassione: e voi senza avveder-vene avete dipinti al vivo i morti suoi ministri in queiversi :
Fra costor duce e campioneSiede il tumido Egoismo ;
V’ è 1’ ardita Presunzione ,
E il famoso Pedantismo.
Io non ho qui tempo d’aprirvi tutte le buone e vere ra-gioni che mi muovono a proseguire sul medesimo piede1’ opera mia. Io le ho sparse a tempo e luogo qua e là,particolarmente nella prefazione al terzo volume, pigliandoio stesso a mostrare che l’Accademia è innocente di quellecolpe, perchè la compilazione degli articoli, in cui quellecolpe trascorsero, non è possibile che sia stata in pienoconsesso approvata, e che bisogna distinguere la sapienzadell’Accademia in seduta, da quella degli Accademici isola-tamente e nelle case loro occupati in quell’ arduo lavoro.Ed essendomi venuta occasione di alludere in due o treluoghi alla persona di Niccolini, volentieri 1’ ho cólta perfar pubblica verso di lui la sincera ed alta mia stima. In-somma, leggetemi prima, esaminate il peso e la qualitàdegli spropositi, in cui colla critica al fianco mi prendo al-cuna volta licenza di ridere } contemplate dall’ altra partela superstizione che con tanto danno della nostra linguaconsacrava quelle colpe, e poi decidete. E che direste, se,co’ documenti alla mano, vi dimostrassi che sono stato ac-cusato di troppa indulgenza ? E che direte leggendo, nelterzo volume, due Dissertazioni del principe de’poliglotti,1’ una su la Grecità del Frullone, e l’altra su F Erudizioneorientale del Frullone, nelle quali egli usa parole più severeassai delle mie ? E sappiate eh’ io ne ho temperata, arischio di tirarmi addosso lo sdegno dell’autore, l’acerbità.Perciò concludiamo colla sentenza degli antichi filosofi :