LETTERE
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ALLO STESSO
La perdita del mio diletto figlio ed amico m’è stata sìdolorosa, che, non avendo io potuto senza molte lagrimesopportarla, l’infermità de’miei poveri occhi s’è ridestata,a tale che di bel nuovo m’ è tolto il poter liberamenteleggere e scrivere. Ma la dolce e cortese lettera vostra faeh’ io non mi possa tenere dal violare il divieto medicoper ringraziarvi di cuore delle onorevoli e graziose parole,con cui v’ è piaciuto annunziare al pubblico la morte deldivino ingegno che Italia tutta piange con noi. La qualeconcordia di sentimenti fra i letterati d’ogni regione, seda un lato mi consola, mi fa dall’ altro maggiormentesentire il gran peso della bella vita che s’ è perduta.
Pregovi de’ miei sinceri ringraziamenti al cav. Ricci pelcaro dono che mi ha fatto delle nuove sue Rime per mezzovostro, significandogli a che duri termini la mia vista èpresentemente condotta, onde non si maravigli se non gliscrivo. Siatemi cortese dello stesso doveroso officio còlRosini ^ al quale, messe da banda le nostre letterarie dis-sensioni, sono gratissimo dell’onore ch’egli ha fatto collesue belle ottave alla memoria del mio Giulio. Taccio lamia gratitudine verso di voi, mio caro Anguillesi, perchèle poche non la saprebbero esprimere degnamente, e lemolle mi sono vietate dal misero stato in che i miei occhisono tornati. E già più non reggono alla fatica della penna,e mi sforzano a dar fine col farvi certo che sono colla piùdistinta stima ed affetto, etc.