LETTELE
ALLO STESSO
Non è più di tre giorni die ho fallo qui ritorno da Pe-saro con la sventurata mia figlia e con gli occhi nuovamentesì offesi da' quella pungente aria marina, ma più dalle tantelagrime che mi costa la perdita del mio Giulio, che la stancamia vista per la seconda volta è minacciala di tenebre sem-piterne: sicché il leggere e lo scrivere mi è interdetto. Puremi è scesa al cuore sì dolce ed amara nel medesimo tempola cortesia della tua lettera (dolce per la circostanza dellanostra amicizia, ed amara pel funesto annunzio della per-duta tua virtuosa compagna ), che, mal grado di tutte le me-diche proibizioni, voglio di proprio pugno ringraziarti delletue tenere condoglianze per la disgrazia che m’ha percosso,e condolermi di quella che ha percosso te stesso: e male-detto sia il proverbio, che dice essere una consolazione1’ avere compagni nella sventura. Ciò sarà vero nelle av-versità de’ nemici \ ma in quelle degli amici è falsissimo,perchè si raddoppia il dolore. Orsù, mio caro, facciamocoraggio, c abbandoniamo alla ragione ed al tempo la gua-rigione de’nostri mali.
La povera Costanza, sepolta sempre nel pianto, non hapotuto leggere la tua lettera senza commozione, e ti rin-grazia della parte che prendi nelle sue pene. Più volte s’èprovata di rispondere all’affettuosa lettera dell’amico Lam-preda ma la piaga del suo cuore ancora fa sangue, c nonpuò trattarla senza nuocere alla sua salute ancor vacillan-te, e non senza pericolo di ricaduta 5 perchè essa pure èstata sul punto di raggiungere il perduto amor suo.
Ti preghiamo ambedue di abbracciare per noi caramenteLampredi e l’ottimo Castelnuovo. Conservami la tua pre-ziosa amicizia, e credimi per sempre il tuo, etc.