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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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ALLO STESSO

Milano , 18 gcnnajo i8aG.

Mio caro amico. — Una lettera del Rosini mi aveva giàsignificala la guerra di clic arde tutta la toscana letteraturasu quel verso di Dante : Poscia più che il dolor potè il di-giuno; e, per altra lettera del Niccolini al Bcllotti, so ch’e-gli stesso eccitatore dell’incendio se ne tira in disparte,protestando di noi) voler giltare parole in difesa dell’opi-nione da esso risuscitata che Ugolino si divorasse i proprjfigli. Nel che lodo il suo senno; perchè quella chiosa, permio sentire, mette in campo un pensiero troppo pienod’orrore} c non è maraviglia se per ciò rimase dimentica-la, anzi derisa. Nella narrazione di quel terribile fatto,quale si è l’intenzione del poeta? Sicuramente quella didestar lagrime e compassione. Ora a me pare che lo spet-tacolo d’un padre, che divora i suoi figli, spegna tutto d’untratto e negli occhi il pianto, e nel cuore la compassione}pare che Ugolino mi si presenti non più come uomo dialto animo nella sventura, ma come fiera di tutta brutalenatura: la pietà convertesi in raccapriccio, e l’effetto tra-gico è tutto perduto. Ciò è poco. Esce fuori di tutti i ter-mini del verisimile clic un padre al ricordo di quel bestialesuo fatto aggiunga anche l’orrore di raccontarlo} percioc-ché quelle parole non sono in bocca di Dante , ma di Ugo-lino. Ed un padre che narri di esser trascorso ad un ec-cesso sì orrendo, c l’accenni senza porvi una parola chene faccia in qualche modo la scusa, senza sillaba che nediminuisca l’orrore, costui non merita più nè stilla di pian-to, nè favilla di commiserazione. Si fa ancora innanzi alpensiero un’altra considerazione che a me sembra di moltopeso. Il Buti racconta che dopo otto giorni fu aperta lacarcere di quei cinque infelici, e vi si trovarono tutti morti.Se Ugolino si fosse fieramente pasciuto della carne de’ suoi