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LETTERE
ALLO STESSO
Con tutta ancora la spada del mio dolore nell’anima perla compassione della trafitta mia figlia, io vi prego, innome di questa infelice, d’una grazia che a voi non co-sterà che poche parole. Io l’ho indotta a venir meco inMilano per sostenere i cadenti miei giorni e quelli di suamadre, e desidera portar seco il proprio ritratto, dico ilmaraviglioso dipinto d’Agricola che voi sapete. Ma ciò leviene impedito dai regolamenti riguardanti gli oggetti dibelle arti, niuno de’ quali può estrarsi da questi Stati senzaparticolar permissione di chi vi presiede, permissione chemai non si nega, ove 1’ opera sia moderna. Piacciavi adun-que , mio caro, di dirne o farne dire al Sopracciò unaparola, e avvertite che la licenza della richiesta estrazionecomprenda ancora tre quadrucci a paese del mio nepoteGiovanni Monti costì dimorante, dipinti cari anche questialla mia sventurata Costanza per l’amor tenero che lastringe a cotesto suo buon cugino.
A questa grazia aggiungete 1’ altra di raccomandare alnostro Tambroni la sollecita remissione del passaporto spe-ditogli da Gordiano per farlo firmare a cotesto Ambascia-tore Austriaco, senza il cui sigillo mia figlia non può met-ter piede negli Stati Lombardi. Eia misera più si trattienein questo soggiorno, per lei pieno di amarissime ricordan-ze, più si consuma.
Rimane una terza preghiera , e questa ve la porgo innome del nostro Trivulzio. Egli si è dato a raccogliere lelettere dell’ingegno divino che noi piangiamo, onde pub-blicarne l’Epistolario. Procurategli adunque tutto quello chepotrete da’suoi amici romani, e fatevi una gioia di con-correre col Trivulzio al buon effetto di un sì cortese e pie-toso proponimento. L’infermità de’ miei occhi, resuscitata