LETTERE
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ALLO STESSO
Ho consegnato al conte Alborghetti il promesso Erratacorrige all’Infarinato Del Furia. Ponetegli un titolo, qualsiasi, a vostro senno, e siate certo che la mia stampa nonverrà alla luce che da qui a tre mesi.
Vi ringrazio assai delle onorevoli parole, con cui vi èpiaciuto di ricordare la mia versione dell’Iliade nell’articolo,in cui avete annunziato quella del Cardinale Litta, e sem-pre più mi rallegro della molta e pura eleganza del vostroscrivere, oltre la somma finezza di ragionare.
L’acclusa vi farà chiaro il cortese servigio che il cava-liere Mustoxidi ed io attendiamo dalla vostra bontà a fa-vore del nostro amico Rossetti. Ve lo raccomandiamo cal-damente.
11 Trivulzio e il Rosmini vi risalutano, ed io sono sem-pre il vostro, etc.
PS. Se la difesa da me assunta della contrastata lezionedel Petrarca E ciò che non è lei, vi è sembrata trionfante(e tale appunto la chiama in una lettera al signor Trivul-zio l’abate Colombo), molto più a dritto vi sarebbe parutatale, se avessi, prima della stampa, fatto la scoperta d’unpasso nelle opere del Petrarca , ove egli stesso assicuravaquella lezione. Il passo è nel suo terzo dialogo con sant’Ago-stino , ed è tale: Hoc unum igitur scilo , me aliud amarenon posse : assucvit animus illarn adamare, assucvcrunt oculiUlani intueri, et quidquid non illa est, inamcenum et tcne-brosum ducutit. Aggiungasi che 1’ autografo del Petrarca ve-duto dal Bembo, siccome ne fa fede il Manuzio , legge:!?ciò clic non è lei.