LETTERE
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eia che non le bisognano preghiere. Solo ti dirò che, colPannoche viene, voglio che ritorniamo all’intermessa corrisponden-za; e mal abbia chi la rompe il primo. Incomincio dal ralle-grarmi teco di quegli ultimi quaderni del Giornale tutti pieni,per dio! di cose belle e gravi e utilissime al bisogno dellelettere, e ti conforto per la vecchia nostra amicizia e per fa-more della vera virtù a non risparmiare nè cura, nè soffe-renza nel tollerare ; ma a farti incontro con forte animo atutta quella ciurma degl’ ignoranti e dei falsi sapienti e de’nemici della patria ; di coloro che fanno guerra alla saluteed alla unità di lei, perfino nelle parole. Il voto de’ buoni èuno e simile in tutta Italia ; la vittoria è ottenuta; e mancail solo trionfo.
Nel viaggio che abbiamo noi fatto pe’ regni di Lombardia e di Venezia , io ti so dire che il fatto ha vinto la nostrasperanza. Perchè tutti que’ letterati di Verona, di Padova , diBrescia e di Venezia sola una cosa gridavano : e tutti idiscorsi si risolvevano o in riso o in pietà di que’ disfioratiFiorentini. Onde puoi far ragione, che si è ordita contro essiuna lega che disgraderebbe la lega Lombarda e quella di Cam-brai. E chi si rimanga dalla parte loro, n’ avrà la beffa coldanno.
Noi stiamo qui pensando alP ultima fatica sulla Proposta,nella quale porremo giù quella troppa cortesia che non sisuole usare co’ villani; e la si debbe coi soli cortesi. E mo-streremo a que’ goffi, che qual asino dà in parete, tal riceve.Vli dunque, o santissime- anime romane, ajutatc quest’operache è veramente romana; dovendosi per essa vendicare ilnome italico: e al tutto spegnere questa vergogna, d’ esserenoi di una nazione, cui non pure mancano l’armi e il trono,ma ancor la lingua. Per cui saremmo in ira del cielo peg-gio che i Giudei: i quali trono ed altare non hanno; mapure hanno lingua: e la si chiama ebraica, e non è nè diZabulone, nè di Beniamino.
Ti raccomando etiam atque etiam quell’ esame de’ CodiciVit.icanì pel nostro Monti. Vedrai com’ egli s'è cacciato in