LETTERA
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ALLO STESSO
Milauo, 5 maggio 1824.
Il.è uu tristo, e il suo epigramma grida le forche.
Ma tu, Betti mio, mi fai oltraggio se ti dai a credere ch’ioconceda a costui la mia amicizia. Conobbi in Roma tren-tacinque anni fa questo pazzo all’occasione della Bassvil-liana, sulla quale egli mi adulò con certi suoi scritti. Uscito
10 poscia di Roma nel 1797, non ebbi più con esso la mi-nima relazione, tanto ch’io il tenea già per morto: ed ora
11 sento vivo per maledirlo. Se l’incredibile sua tracotanzami fosse stata avvisata quindici giorni primami sarebbenata bella occasione di svergognarlo nell’ultimo volumedella Proposta già tutto impresso, e che tra pochi giornisarà pubblico. Questo farà a tutto il mondo testimonianzadell’ amor mio verso il nostro Giulio: e non temo di avertrapassato i confini del vero, perchè la sua memoria pertutta Italia è adorata, e convien essere forsennato e ri-baldo per oltraggiarla. Vedrai il lungo Dialogo che precedeil volume} anzi, più che Dialogo , Dramma di nuovo genere,partito in cinque atti ^ il terzo dei quali è tutto in boccadi Dante , di Guido Guinicelli e di Giulio. Oh come benemi sarebbe quivi caduto in acconcio il carminare al mattodi Bevaglia la lana! Ma, per dio! se l’occasione è passata,non è passata la voglia.
Lo stampatore, di cui mi parli, è un lesto fante: si ado-pera di far credere al pubblico che il commento all’edi-zione, eh’ei. promette, di Dante , sarà mio lavoro. Ma delmio non vi sarà parola. Bensì molta parte vi avrà la po-vera vedovella, voglio dire Costanza, la quale non trovaaltro sollievo al suo dolore, che uno studio continuo sopraDante . E per vero può stare a petto di qual si sia chiosa-tore. Ma la sua salute non risponde alla durezza della fa-tica. Al presente ella è ita in Romagna per dar sistema a’