LETTENE
ALLO STESSO
Se sapeste quanto m’è duro lo scrivere, sì pel dannode’miei poveri ocelli, e sì per la penosa opera della mano,che in certe ore e in certe giornate mi trema come presada paralisia , non istupireste del mio silenzio alla vostradello scorso marzo. Me ne chiamo in colpa, e ve ne chiedoperdono aggiungendo clic , quando sarà tempo , farò ilvostro volere. Ora vi ringrazio della cortese lettera comu-nicatami di Madama Burney} ma la sua versione del-YAristodemo io non so finora clic sia.
Volea spedirvi una copia del mio Idillio per le doppienozze Trivulzio, ma mi sono volati via dalle mani Lutti gliesemplari} onde pregherò il Marchese di supplire a questodifetto. Si è pubblicata anche una mia Ode per le nozzedella giovine Calderara ; leggetela nel Ricoglilore. E del-1’ uno e dell’altra il pubblico si è mostrato molto con-tento , ma più dell’ Idillio per certi tratti che onorano ladiscrezione della Censura.
Mia moglie vi saluta, state sano, ed amate il vostro, eie.
Milano, 24 aprile 1824*
Mi acqueto al giudizio di Niccolini e di Valcriani , edi buon animo accetto la nota dedicazione, e me ne chia-mo onorato. Del resto non mi fa maraviglia lo smarri-mento della mia prima risposta, e non occorre dir altro.
Mi trovo tuttavia sotto l’interdetto medico sì del leg-gere come dello scrivere per la continua debolezza della