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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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DEDICATORIE

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Per gustare le dolcezze della poesia erotica fa d 1 uopoaver raccolto lo spirito, aver l’animo bramoso d’essere com-mosso, rinunciare alle fredde riflessioni della filosofia, esserpreparato a sentir dei lamenti, delle disperazioni, e tuttociò che v’ è di più patetico nel linguaggio di questa pas-sione. Chi non ha tali disposizioni troverà insipidi i piùbei versi che amore abbia mai saputo inspirare a Petrarca .

Nel giudicare delle opere, il nostro spirito è una cordache non suona che all’ unisono } ed il nostro giudizio so-pra di una cosa è sempre proporzionato alla maggiore ominore analogia e conformità dell’altrui idee colle nostre.Ecco il motivo per cui le mie Elegie piaceranno alla si-gnora Bettina e a voi che probabilmente avrete delle ideeconformi alle sue ed alle mie, e spiaceranno ad un taci-turno geometra , ad un rigido metafisico. Ecco il motivoper cui faranno nausea sicuramente al nostro Malfatti, cheha la mente sempre piena di aritmetica . di circoli e ditriangoli, molto più al nostro enciclopedico ed ammirabileab. Zorzi, il quale sarebbe degno degli elogi di tuttoil mondo, se non avesse l’imperdonabile difetto di nonessere mai stato innamoralo.

Io non mi farei pertanto le maraviglie, se questi, in con-fronto d’ una figura di Euclide o d’ un mezzo articolo diLocke , disgustosa trovassero anche la più bella Elegia diProperzio . Sebbene chi può leggere — Hccc certe deser-ta loca , etc. =, e non sentirsi commosso? Bisogna essersenz’anima, o, se si ha, averla di ferro. Voi troverete, si-gnor cavaliere, che questa Elegia ha somministrato il prin-cipio alla prima delle mie. Confesso però che, nell’atto dicominciarla, io sentiva così bene la necessità di esser soloe di cercar col pensiero il silenzio d’un luogo remoto edoscuro a cui far liberamente la confidenza delle mie dis-grazie , che anche senza Properzio io 1’ avrei cominciatacosì. Di fatti 1’ orrore d’ una selva, il fremere d’un ventocupo, il gemere d’un flebile ruscelletto e altro simile sonole prime idee che debbono affacciarsi all’ afflitta immagi-