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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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dedicatorie

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se non 1’ intendono. Compianga la povertà della propriafantasia chi si nausea d’ una immaginazione disinvolta ecalorosa} chi ama imbellettati gli oggetti, e si appaga col-l’occhio alla vista d’uno sfarzoso girasole piuttosto che diuna rosa circondata di spine ^ chi brama di sentire glizeffiri batter le penne e sospirar colle regole dei tuoni mu-sicali, piuttosto che d’ascoltare un vento che libero volaper la campagna, e fischia quando entra in un bosco, emugge quando incontra una rupe. In una parola lascinotutti costoro di leggere i poeti di grande entusiasmo ; edall’altro canto non leggane di sorte alcuna chi si apprestaalla lettura di una poesia colla medesima intenzione concui voi siete solito di prendere in mano Euclide 0 le operedi s. Agostino.

E certamente eh’ ella è un’ ingiustizia il pretendere chela logica fredda e lenta degli spiriti tranquilli sia l’istessache quella dell’anime agitate. Esse non soffrono, voi lo sa-pete, di fermarsi sopra gli oggetti cou quella pace, con laquale Galileo sulla cima di Fiesole contemplava i pianeti:esse intendono e veggono più di quello che esprimono, esi slanciano ad un tratto negli estremi come quel Dio d’ Omero che fa tre passi, e arriva nel quarto. Così fannoi poeti di genio, e così fate voi, valoroso signor abate.

Sono però ben poche le volte che voi volate in Parnasoe che vi sovvenite di essere quel poeta che siete. Apollose ne lagna altamente , ma non ardisce farvi dimenticare1’ obbligo che avete di essere apostolo dell’ Evangelo assaipiù che sacerdote delle Muse. Tuttavolta a voi bastano ipochi vostri componimenti, benché quasi tutti lavoro de-gli anni giovanili, per distinguervi dalla turba. Non è ilnumero delle produzioni, ma la qualità che decide delmerito d’un poeta. Con questa logica alla mano Marziale dovrebbe essere dieci volte maggiore di Catullo , ed io ventivolte maggiore di voi. Il pubblico non dimanda se i versisono molti, nè chiede conto dell'angustia del tempo in cuisono stati composti^ chiede conto della loro bellezza. Che