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[Tomi settimo & ottavo.]
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Parte II. Capo XVII. io5

suo per la bella Clarice , i suoi primi fatti d’arine intrapresiper ottenerla, gli ostacoli die li dividono , ed in ultimo la lorounione , ne sono il soggetto , l’intreccio e lo scioglimento . Ilgiovane poeta si studia , coinè dichiara nel suo Avviso al letto-re , di voler seguire , tra le altre regole, quella dell’ unità , senon strettamente , almeno largamente considerata , per modoche non debba nuocere al diletto , ed alla regolarità . Desidere-rebbe che la sua opera nè da’severi filosofi seguaci d’ Aristoti-le , che hanno innanzi gli occhi il perfetto esempio di Virgilior d’ Omero , e non riguardano mai al diletto, ed a quel cherichieggono i costumi d’ oggidì , nè dai troppo affezionati deh-l’Ariosto e del gusto moderno , fossero giudicate.

Teme che questi siano per riprenderlo gravemente chenon abbia usatone principi de' canti quelle moralità, e queiproemj che usa sempre l’ Ariosto , e tanto più che suo padre,uomo , die' egli, di quell’ autorità e quel valore, che il mondosa, aneli egli talvolta da quest’ usanza s’ è lasciato traspor-tare. Benché dall’ altra parte nè Virgilio nè Omero , nè gli altriantichi gli abbiano usati, e Aristotile chiaramente dica nellasua poetica, che tanto il poeta è migliore, quanto imita più etanto imita più, quanto meno egli come poeta parla, e più, in-troduca altri a parlare.Ma non questo hanno già servato coloro’clic tutte le moralità e le sentenze dicono in persona del poeta,c sempre nel principio de’ canti, che oltreché , ciò facendo ,non imitano , pare che siano talmente privi d’ invenzione, chenon sappiano tali cose in altra parte locare. ,, Ed io credo,continua egli , che vero sia ciò che il dottissimo signor Pi-gna (i) dice in questa materia , che 1’ Ariosto tali proemi nonavrebbe fatto , se non avesse stimato , che , trattando di varjcavalieri, e di varie azioni , e tralasciando spesso una cosa , eripigliandone un’ altra , egli era necessario render talvolta do-cili gli uditori, il che quasi sempre in tali proemi si fa, pro-ponendo quel che nel canto si dee trattare , congiungendo lecose , che s’ hanno a dire con quelle , che già dette si sono : e

(i) Quegli di cui abbiamo parlato nella vita del Tasso.