PARTE II. C A f 0 XIX. a$
sioglie , e così termina la tragedia. Essa fu intieramente sgra-ziata , e fece rimettere sul teatro la Sofonisba di Mairet.
Voltaire , nella sua infaticabile vecchiezza , cercò di rista-bilire sulla scena francese il soggetto, die segnò nell’Italia enella Francia il risorgimento dell’ arte , dimenticando clic ave-va collocato questo argomento , insieme colla morte di Cleo-patra , tra quelli , la cui apparenza seduce , ma che presentanosoltanto u ria catastrofe , e che in sostanza non è teatrale (i).Una delle ragioni da lui adotte era , che è assai difficile chel’eroe non sia avvilito ; in effetto, egli pose tutto l’ingegno adingrandire a suo potere il carattere di Massinissa . Egli , nonaltrimente che Mairet, fa apparire Siface nel primo atto , e lofa cadere in una battaglia . La sua Sofonisba è più fiera , piùcartaginese , più animata contro i Romani da un odio eredita-rio e nazionale . Il suo Massinissa è più audace , più intrapren-dente per salvare la donna da lui amata , e non si lascia sover-chiare dai Romani : conosce meglio, e rinfaccia loro più aper-tamente la loro ambizione insaziabile , la loro perfida politica ;tenta di strappare Sofonisba dalle loro mani , e vuole mandaread effetto a tempo quello, di cui il Massinissa del Trissino con-cepisce l’idea , ma troppo tardi. Commette ad alcuni de’ suoivalorosi Numidi di rapirla e di condurla a Cartagine ; ma lavigilanza di Lelio discopre , e rende vano quel disegno. Massi-nissa non ha più freno: in un alterco assai animato, la manogli corre alla spada , e minaccia Lelio, che lo fa prendere e di-sarmare a’suoi soldati, ch’egli , antivedendo una tale violenza,teneva in agnato. Spetta al console il giudicare di Massinissa .Scipione dà a divedere quella moderazione , quella nobile dol-cezza , che gli vengono dalla storia attribuite : ma Roma esige,che Sofonisba sia condotta in trionfo , e Roma vuol essere obbe-dita. Massinissa fa vista di cedere , e vuol solo rivedere per po-co la moglie , per disporla a sottomettersi alla sua sorte. Sìab-boccano, e Sofonisba gli domanda per ultima prova d’amoreun ferro od il veleno. Nell’ultimo atto , quando apparisce di
(i) Prefazione del »uo cani mente sulla Sofuuisb» di Cornelio.
Giuriate T. Vili, 3