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Parte II. Capo XXIV.
E| gustato a gustar sempre n’ invoglia .
Tir . Ala chi possedè sì quel , che gli piace,
Che 1’ abbia sempre presto alla sua faine ?
Daf. Ma chi ritrova il ben , s’ egli noi cerca !
Tir. Periglioso è trovar quel , che trovatoTrastulla sì , ma più tormenta assaiNon ritrovato ; allor vedrassi amasteTirsi mai più , eh’Amor nel regno suoNon avrà più nè pianti, nè sospiri.
Quando si pon mente alle sventure , alle quali il Tasso fupoco stante in preda , e che furono in parte cagionate dall'amo-re , duole che , in cambio di una simulata indifferenza , non neabbia espresso una verace; si vorrebbe che avesse annunziatauna ferma risoluzione di non lasciarsi vincere, invece di aversoltanto in animo , come sembra , di dare un prezzo alla suadisfatta . E’ certo che in tutto I’ Aminta si scorge un poeta gio-vane e sensitivo, il quale ha colto con ardente brama un argo-mento , dove può dar continuo sfogo all’ affetto di cui è pieno.E’ questa la principale cagione per cui avvi in esso maggioresemplicità e verità, e meno di ricercatezza nello stile che nellapiù parte delle altre scritture . Dico che ve ne ha meno, perocchénon lasciò del tutto cotale abitudine già nel suo spirito inveterata.Ne potrei recare in mezzo esempj ( i), anche senza uscire di que-
(l) Come quando Dafne dice a Silvia:
E m’ era
Mal grata la mia grazia ,e dispiacenteQuanto di me piaceva altrui ;
e quando Aminta dice a Tirsi, parlando delle sue gite a caccia:
Ma mentre io fea rapina d’animali ,
Fui, non so come , a me stesso rapito , ec. ,
11 filosofo Gravina allega un molto piu gran numero di cotaUesempj, e trova riprensibili alcuni tratti, per cui non oserei di es-sere così severo , e la sua severità mi pare in fine essere affatto in-giusta , allorché aggiugne: ,, E tante altre epi granirne infilzate , ches* incontrano per quelle scene, sparse come il suo poema ( .La Gerusalemme liberata ) dì sentimenti tanto artificiosi e pedanteschi, che sic-come all' affettazione del suo secolo convenivano, così poco alle perso-