Parte II. Capo XXV. 255
6to entrò in quell’u (tìzio , che gli convenne di nuovo partirej>er la Polonia . Morto il Re Carlo IX , Arrigo di Valois suofratello aveva lasciata la Polonia per venire a regnare in Fran cia ; e ritornava per Venezia e per 1’ Italia , allorché il ducaAlfonso il quale ingrossava il suo corteggio , ed otteneva da luiil favore di riceverlo a Ferrara (rj , meditando di succederglia quella corona, mandò alla Dieta in Varsavia il suo cavaliereGuarini .
Quel viaggio fu pericoloso e disagiato . Partì, come scriveegli stesso a sua moglie ( 2 ), con viso di corriere più che dioratore; e con quella mano che il dì sferzava le bestie , la not-te rivolgeva le carte , come aveva fatto recandosi altre volte aRoma . La natura non resse a quella doppia fatica : il viaggiofu , quanto dir si possa , incomodo e malagevole, tal che glipigliò la febbre grandissima . Non ostante continuò il suo cam-ìnitio sostenendo ogni sorta di disagio , rimedi scarsi, medicirari, alloggiamenti cattivi , e molte volte ammorbati, cibieli’ a’ sani muovon lo stomaco , letti che affogano nelle piume ,in somma la privazione di ogni cosa necessaria agli ammalali .Alla per (ine arrivò più morto che vivo; ma ben tosto la febbrefu il suo minor male. Lo strepito, le strida, gli schiamazzi ,il tumulto perpetuo da sommo ad imo, da destra e da sinistranell’ albergo in cui era , misero la sua sofferenza e le sue forzea così dure prove , che si credea spacciato , come si scorge dalline della sua lettera , dove conforta la moglie a preparar l’ani-mo ad ogni fortuna , e ad onorare la sua memoria col valore ,lasciando che gli altri lo onorino colle lagrime. Le raccoman-da i comuni figliuoli, e la prega di guardarli da coloro, chehanno ridotto lui a tal termine, e soprattutto d’ insegnar lorodel padre ogni altra cosa che la fortuna .
Di qui si scorge, che egli si vedeva con ripugnanza ado-perato in sì remote missioni, e elle aveva in Ferrara dei nemi-ci, i quali si valevano del suo ingegno istesso , e della conlìden-