l 56 storia della letteratura italianaza che il principe aveva in lui, per allontanarloe minarlo. Jfouostante tutti questi disgusti, il suo zelo non s’intiepidì in quelnegozio delicato: ma nella dieta interessi troppo potenti con-trastavano tra loro , perchè quelli del duca potessero prevale-re: ed Alfonso II non trasse altro frutto dalla buona volontà dialcuni membri e dall’abilità del suo ambasciatore, se non sedi parer di cedere per deferenza quello, che non gli veniva fat-to di ottenere .
Tornato che fu a Ferrara , dispensò il suo tempo tra ’1 ser-vigio del principe , lo studio ed alcune liti. Per una sventurache proveniva dal suo carattere o dalla sua fortuna, non potèquasi mai esserne senza : ma piò annoiato ancora della corte chedel foro , domandò col pretesto di esse la sua licenza e l’otten-ne. Diventato libero nell’ età di quarantacinque anni, dopoaverne consumati sedici in una stentatissima servitù , che glicostò una parte del suo patrimonio, si ritirò nel i58a, collamoglie e coi figliuoli nella feconda ed amena villa , detta Gua-rdia , situata nel Polesine di Rovigo , fondo della sua famiglia ,la cui origine era onorevole.il duca Borso 1’ avea donata alvecchio suo proavo Battista in premio d’un’ambasceria impor-tante sostenuta appresso il re di Francia . Il Guarirli andavadunque a ristabilire la sua salute, le sue facoltà e la sua quie-te in quel podere, che un’ ambasceria più fortunata di tutte lesue aveva procacciato alla sua famiglia . Avea fermato nell’ a-nimo di passarvi i cinque’mesi della bella stagione di ciascunanno , e gli altri sette non a Ferrara , ma a Padova .
Aveva otto figliuoli tre maschi e cinque femmine , le cosein mal sesto , delle liti e dei debiti . La situazione della suaterra , fuori dei dominj del duca di Ferrara , avea dato luogo amolte liti, che lo obbligavano a recarsi in Venezia . In unalettera scritta poco prima del suo ritiro (i), si rappresenta in