Parte lì. Capo XXV.Ed an po’ dopo ripiglia :
Ma chi creduto avria di venir menoTra le grandezze , e ’mpoverir nell’oro?
Io mi pensai , che ne’reali alberghiFossero tanto più le genti umane,
Quant’ esse han più di tutto quel dovizia,Ond’è l’umanità sì nobil fregio :
Ma vi trovai, tutto ’l contrario , Uranio.Gente di nome e di parlar cortese,
Ma d’opre scarsa e di pietà nemica :
Gente placida in vista e mansueta ,
Ma più del cupo mar tumida e fera :
Gente sol d’apparenza , in cui, se miriViso di carità , mente d’ invidiaPoi trovi, e ’n dritto sguardo animo bieco ,E minor fede allor che più lusinga.
Quel, eh’altrove è virtù, quivi è difetto.Dir vero , oprar non torto , amar non finto ,Pietà sincera , inviolabil fede ,
E di core e di man vita innocente,
Stiman d’animo vii, di basso ingegnoSciocchezza , e vanità degna di riso.
L’ingannar, il mentir , la frode , il furto ,
E la rapina di pietà vestita ;
Crescer col danno e precipizio altrui,
E far a sè dell’altrui biasmo onore,
Son le virtù di quella gente infida.
Non merto, non valor, non riverenzaNè d’ età nè di grado nè di legge ;
Non freno di vergogna , non rispettoNè d’ amor , nè di sangue, non memoriaDi ricevuto ben ; nè finalmenteCosa si venerabile o sì santa ,
O sì giusta esser può , eh’ a quella vastaCupidigia d’ onori , a quella ingordaFame d’avere, inviolabil sia.
ay3