190 STORIA OEM,A LETTERATURA ITAMAnAgnndoa terra le ginocchia dinanzi a lei , vuol morire con essa ,e di sua mano , e le di uno strale , nudando il petto , che erabianchissimo; quella vista fa andare la testa in volta alla po-vera moribonda , la quale non fa più che sragionare.
Ferir quel petto , Silvio ?
Non bisognava agli occhi miei scovrirlo,
S’ avevi pur disio, eh’ io tei ferissi .
O bellissimo scoglio
Già dall’ onda e dal vento
Delle lagrime mie, de’ miei sospiri
Sì spesso invan percosso ,
E’ pur ver che tu spiri ,
E che senti pietade ? O pur m’ inganno ?
Ma sii tu pure o petto molle , o marmo,
Già non vo’ , che m’ inganni
D’ un candido alabastro il bel sembiante ,
Come quel d’ una fera
Oggi ingannato ha il tuo signore e mio.
Ferir io te ? Te pur ferisca Amore ;
Che vendetta maggiore
Non so bramar che di vederti amante .
Atto IV, se. IX.
Ella continua a un di presso sul medesimo tenore, posciaesige da Silvio , che si levi , ed in appresso eh’ ei viva . Se nonche dovendo la sua ferita essere vendicata, ella vuole che sipunisca 1’ arco che 1’ ha fatta ; eh’ esso peva ; che la pena cadatutta su quel omicida ; eli’esso venga ucciso . Silvio , che nonfa tanta pompa di spirito , quanta ne fa Dorinda, ne adoperatuttavolta assai nel suo linguaggio, mandando ad effetto con-tro il suo arco e gli strali la condanna di morte da lei proferita.Lineo , presente al fatto, è finalmente il primo a pensare , checonvien medicare la piaga di Dorinda , e la vuol condurre incasa di Silvio, il quale si prende la cura di condurvela eglistesso . Non potendo reggersi in piedi, la portano sulle lorohraccia , ed ella si appoggia ad amendue , ma più mollementee teneramente al collo di Silvio . Questo quadro , che diventa