Parte ir. Capo XXXITT. Sez. I, 7 3e quantunque non avesse veduti stampati gli Annali del Bon-fadio , doveva averli letti ; perciocché correvano manoscritti ,come lo comprovano le copie che sono tuttavia in molte bi-blioteche d’ Italia (i). Forse aveva in animo di pubblicare lastoria del Bonfadio insieme colla sua. Ma questa fu solo messain luce quattro anni dopo la sua morte, nel i 585 , da Paolo ,suo fratello, che vi aggiunse , sopra gli avvenimenti del 1628 ,un supplemento tratto dagli annali del Bonfadio. Quando inleggendo i dodici libri di questa storia si nota ne’passaggi d’unanno all’altro una uniformità che era agevole di emendare,s’inclina a credere che 1’ autore non abbia loro data l’ultimamano : tuttavolta la forza e l’eleganza dello stile e la critica concui suole esporre e rischiarare i fatti, ne fanno dimenticare ocondonare i difetti.
Il Tiraboschi scorrendo le altre signorie e città d’Italia sifa coscienza di indicare quasi tutti gli storici che le hanno piùo meno illustrate : ma per dir vero , tenendogli dietro , si scon-trano degli storici pregevoli per la locuzione anzi che dellestorie il cui argomento sia degno d’intertenerci. Non vuoisiperò passare sotto silenzio Girolamo Rossi , valente medico,il quale , oltre parecchie opere di vario genere date alla luce,scrisse una storia di Ravenna , sua patria, che il senato di que-sta città fece stampare a sue spese (2) ; nè Achille Bocchi , bo-lognese , celebre per greca e latina letteratura , che , destinatodal senato della sua patria a scrivere la storia , ne lasciò di-ciassette libri in latino , dei quali conservavasi una copia ma-noscritta nella biblioteca dell’instituto di essa città , ed un’ al-tra in quella del re a Parigi . Ma conviene far menzione piùparticolarmente ancora di Benedetto Giovio , fratello di PaoloGiovio , per la sua Storia di Como .
Benedetto era non pure istorico , ma filosofo , letterato e