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[Tomi undecimo & duodecimo.]
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Parte ir. Capo XXXVri.

ruba ; le modeste stanze del Berni lo furono non meno die idoviziosi appartamenti del pontefice e dei suo datario : aveapoco , e perdè tutto . Fu agevole cosa al suo padrone il risar-cire e fargli dimenticare quella perdita ; ma le cortesie diegli si usavano, i vantaggi di cui godeva in Roma t ebberopotere di rendergli meno molesta quella corte . Fastidivaio so-prattutto un servigio al quale confessa di non si poter accon-ciare, e fa di se questa comica pittura :

Credeva il pover uomo di saper fare

Quello esercizio e non ne sapea straccio ;

Il padron non potè mai contentare,

Eppur non uscì mai di quello impaccio .

Quanto peggio facea, più avea da fare ,

Aveva sempre in seno e sotto il braccio,

Dietro e innanzi di lettere un fastello,

E scriveva , e stillavasi il cervello .

Quivi anche , o fosse la disgrazia , ol pocoMerito suo , non ebbe troppo bene ;

Certi beneficio]i aveva loco

IVel Paese!, che gli eran briglie e pene :

Or la tempesta , or 1 acqua ed or il foco ,

Or il diavol lentrate gli ritiene ;

E certe magre pensioni aveva ,

Onde mai un quattrin non riscuoteva .

Ub. tupra , St. 3q e .

Il migliore desuoi benefizj era un canonicato in Firenze ,dove si ritirò in un'età nella quale poteva ancora buona pezzagodere dellozio che procaccia la vita di canonico, e dei mezzidi occuparsi che il consorzio delle Muse . Fu ammesso ad untempo alla più intima dimestichezza del giovane cardinale Ip -

dicendo che era nel Sacco di Roma nel 1527. I Colonna occuparonoRoma nel 20 Settembre i 5 26. Vedi una lettera di Girolamo Negro ,tom. I , lettere ài principi , data del 24 ottobre vegnente, dovequesto avvenimento viene narrato e yi si parla delle perdite fattedal Berni.