206 storia della letteratura italianaAl fianco del gran zio sicura stenda,
£ la spada ne prenda,
E tra se volga onore alto e sovrano,
Trofei, vittorie , il Nilo e 1’ Oceano.
Gran cose in te desìo; ma ciò che fora
Mirabile in altrui, leve in te sembra,
O discesa dal ciel progenie nova :
Ch’a te ridon le stelle, a te s’infioraAnzi tempo la terra , a te le membra ;
Qual pargoletta al ballo , orna e rinnova ;
Si placa il vento , e l’aria e 1’ acqua o provaA te si raddolcisce , e rasserena ,
E depongon per te le fere il tosco ;
Stilla a te mele il bosco ;
A te nudre il mar perle ed òr la rena,
E scoprenti i metalli ogni lor vena.
Mille destrieri a te la Spagna serba ,
E mille altri ne pasce il nobil regno ,
Che si bagna nell’ Adria e nel Tirreno ;
De’ quai parte con fronte alta e superbaErra disciolto , e parte altero sdegnoIn fumo spira , e morde il ricco freno :
E duolsi il Carrarese, e marmi appienoNon stima aver , in cui s’ affretti e studiPer formar tempj ed archi e simulacriIn tua memoria sacri ;
E Mongibel rimbomba , e ’n su I’ inondiTi fan già 1’ armi i gran Giganti ignudi .
Canzon , s’ a’ piè reali
Tua fortuna t’invia , prega , ma taci;
E ’l pregar sia con umiltà di baci .
Un componimento il cui tuono è così elevato, lascia de-siderare più dignità nella chiusa.
Queste tre canzoni bastano a dare un’ idea dell’ anda-mento fermo e maestoso delle rime liriche del Tasso : e vi siscorge pure 1’arte delle transizioni, la nobiltà delle cspres-