DISCORSO
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sì dolce spettacolo, piegai dinanzi ad esso la fronte, e lochiamai mio Signore. Ed io mi ricordo ben io di quellavoce che uscì dalla bocca dell’ eterno suo Padre : Oggi tiito generato, e un impero ti ho destinato che dovrà sten-dersi sopra tutte le genti. Indarno ne fremono i popoli yindarno i principi e i re della terra nel silenzio de’ realilor nascondigli mediteranno di rovesciare dai fondamentiil tuo trono. Io dall alto de' cieli mi farò beffe de' loroinsensati progetti. Ma questo trono, o mio Dio , e qual saràmai? Tu mi mostrasti una croce, e mi dicesti che da quellatu volevi regnare. E fu allora eh’ io ti vidi tradito e ab-bandonato da’tuoi più cari} fu allora che mirai le tue manie i tuoi piedi traforati da chiodi, le tue vestimenta divise egettate alla sorte , la tua lingua abbeverata di fiele ed acetoe gli scherni de’ tuoi uccisori. Oh ! lasciate eh’ io veggaper la seconda volta lo strazio che i crudeli ne han fatto}lasciate che conti le gloriose ferite, e le asperga delle se-conde mie lagrime.
Così va sfogando la sua tenerezza Davidde. Ma lo inter-rompe Isaia : ed io ben lo ravviso alla lunga cicatrice chegli divide con profondo solco la faccia. E al reale Profetarivoltosi sospirando : O buon Davidde, gli dice, quandoancor giovinetto io meditava quel dolente tuo cantico , incui l’atroce spettacolo dipingesti, e che qui ora contemplicon raccapriccio, amaramente io piangea sul tuo flebile va-ticinio. Piacquero al Signore le mie lagrime} e poiché ilSerafino da lui speditomi purgò le mie labbra col toccodell’acceso carbone che avea tolto all’altare del Santuarioe sciolse la mia lingua a profetare sopra Israele , fu rapitoun giorno in visione il mio spirito, e mostrato fummi frale tenebre dell’avvenire questo stesso Figliuolo di Dio, chetu avevi già pianto, vestito di spoglie mortali, e sì d’ob-brobri ricoperto, che appena lo riconobbi. Orma nonv’era della prima bellezza, non v’era vestigio di quel can-dore, per cui fu chiamato il giglio delle convalli. Egli miapparve oltraggiato e deriso eome il più vile di tutti gli